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Tratto da "La Freccia"

Diciassette novembre, 4 (quattro) Oggi è il mio trentacinquesimo compleanno. Melagrane, Pomi Punici, Balauste. Mi inchino e con profonda cautela trascrivo senza neppure verificare su Internet o sul dizionario questi sinonimi che ho trovato per Melagrane, mi piacciono e non voglio che qualcuno li possa smentire. Comunque, melagrane, centinaia di melagrane che piovono dal cielo, piccole o grandi, gialline o rossicce, come sfere lisce o un po' bitorzolute, soffici, morbide come se fossero di spugna, senza la consistenza e peso reali. Toccano il suolo e invece di sgranarsi in migliaia di poliedrini cremisi, rimbalzano e rimbalzano e si posano rotolando delicatamente per terra. Dentro sono melagrane normali, come tutte le melagrane del mondo, con quel fascino dell'avventura che si sprigiona quando le apri, l'intuizione che ti ci vorrà un sacco di tempo per poterne mangiare solo una, ma proprio per quello le apprezzi. Uno ad uno, un rubino alla volta. Qualche volta metti insieme

Tratto da "La Freccia"

Diciannove novembre, 6 (sei) Oggi silenzio. Silenzio leggero come un sorriso. La cosa più pesante di questa lettera sarà il francobollo.

Tratto da "La Freccia"

Venticinque dicembre, 0 (zero) Natale, dicono. Lettera fuori numerazione. Non la sento meritevole del proseguimento della sua specie. Non riesco a scrivere. Come se l'inchiostro avesse smesso di essere fluido e rendesse rigido il movimento della penna sul foglio, lento, difficilissimo. Forse sono le idee che si muovono al rallentatore dentro di me. Sto facendo la moviola ai ricordi recenti. La mia mente sembra incastrata in mezzo a cento pensieri e non riesce a scappare; sta cercando l'uscita di sicurezza ma trova solo insicurezze. Sono angosciato. Solo angoscia mi pare il termine che meglio esprime questo senso di ineluttabilità che mi esce dagli occhi. Van Morrison è instancabile a sfondarmi i timpani. Mi manca l'intimità di un rifugio, un luogo sazio della mia personalità, un buco che mi assomigli, un ambulatorio segreto dove curare le mie tristezze in solitudine, la profonda dignità di una camera privata dove potermi sdraiare nel silenzioso urlare della mia anima, senz

PUBBLICATO "LA FRECCIA"

"Avrei dovuto prevederlo che non ero tagliato per fare il pendolare. Mica riesco a dormire, io, come tutti gli altri, con le gambe allungate e le scarpe appoggiate sul sedile di fronte e la testa reclinata, che si imbernoccola sul vetro, ad ogni increspatura dei binari. Io sono un incontinente espressivo. A me, appena mi siedo, mi scappa subito da scrivere. " Un bizzarro ed inquieto soliloquio epistolare, un corteggiamento senza adulterio, attraverso l'intensa intimità del racconto dei sensi. L’immobile deflagrazione di un sentimento, senza spargimento di sangue.

Beatrice Lakes su "Il fidanzato delle ragazze"

Torno adesso, stordita e infreddolita, dalla terrazza sulla quale mi ero posizionata alle 19, sole in faccia, a leggere il libro. Il tempo passa, insieme alle pagine, neanche sento il freddo... arrivo a pagina 166 con gli occhi umidi e il magone in gola, la posizione yoga a chiusura del libro, e mi accorgo che ho finito. In effetti il sole non c'è più, il mio coinquilino sta facendo la cena e sull'orologio c'è scritto 21! E io devo essere in preda a quello che descrivi come "inquietudine illogica di qualcosa che vuole uscire a tutti i costi dalla testa (in questo caso la bocca, forse), l'indisciplinato turbamento nella ricerca del modo per farlo uscire (...) il malumore quasi istantaneo per la consapevolezza, spesso errata, che poteva essere realizzato meglio". Appena avrò cliccato su Invia Mail, penserò "potevo aspettare domani, scema che non sono altro...e quante cazzate ho scritto". Pazienza. L'impeto nella lettura mi ha fatto imbrattare il l